I RACCONTI DEI NONNI

 

LA VIGILIA DI UNA VOLTA

 

Avvicinandosi le festività natalizie, abbiamo condiviso i racconti della sera di Natale con i nostri nonni scoprendo vecchie usanze che sono scomparse con il passare degli anni e con il migliorare delle condizioni di vita.

Il giorno della Vigilia iniziava con la prima messa del mattino. Siccome ci si doveva confessare, le mamme volevano che arrivassimo puliti, con le mani linde e con il vestito bello, magari anche rotto e cucito in qualche modo: tutto questo per ricevere Gesù.

Nel pomeriggio fervevano i preparativi per la cena; in cucina si preparavano i tortelli con la zucca e si faceva un po’ di pasta in più per il pranzo del giorno dopo; inoltre si spiumava, lavava, farciva e cuciva il cappone per il pranzo di Natale. A cena si mangiava: tortelli di zucca, anguilla marinata e mostarda di frutta. Se andava bene, si chiudeva il pasto con un pezzetto di torrone.

I bambini, sotto il piatto, mettevano dei bigliettini con annotati i buoni propositi così la mamma, nel togliere il piatto per servire i tortelli, trovava il biglietto e talvolta dava una piccola mancia.

Prima della cena, la nonna (o una donna della famiglia) andava a recuperare la bottiglietta dell’acqua santa ed un ramoscello d’ulivo, conservati dal sabato di Pasqua. Poi chiamava a se i bambini e, recitando delle preghiere, benediceva tutta la cascina in attesa dell’arrivo di Gesù. Si benediceva anche la stalla e la porcilaia.

Il presepe veniva preparato durante la settimana. Se le statuine di gesso non bastavano, si ritagliavano delle bamboline di carta con le quali si ornava la Natività. A mezzanotte si chiamavano i bambini: “su bambini, alla capanna, su, venite, e non tardate, accompagnate i vostri agnelli alla culla di Gesù”. Ci si alzava dal letto per assistere alla nascita del bambinello. I bimbi più fortunati trovavano, vicino al presepe, un piattino di dolci (conservati dalla Santa Lucia appena trascorsa, per far vedere che Gesù bambino aveva lasciato loro qualche cosa).

Dopo la tradizionale messa di mezzanotte, delle compagnie di giovanotti attraversavano il paese: andavano in giro cantando e suonando “La Pastorale” e “Tu scendi dalle stelle” allietando così tutte le famiglie.

 

Linda Gelmini, Maria Reghenzi

 

 

 

Ai miei tempi, il giorno della vigilia, lo si trascorreva a preparare il cenone e il pranzo di Natale. Allora il pasto non era abbondante come oggi perché si mangiava solitamente della pasta fresca, l’anguilla e la frutta soprattutto quella secca. Infatti, siccome sotto l’albero non si trovavano quasi mai dei regali a causa della povertà, si sperava sempre di ricevere in dono dei mandarini o altra frutta fresca.

A mezzanotte si andava tutti a messa, dove un coro di giovani cantava e suonava le canzoni di Natale.

Nella piazza davanti alla chiesa c’era sempre un grandissimo albero di Natale tutto addobbato con palline e molte luci colorate. Noi bambini eravamo incantati nel guardarlo perché, essendo poveri, a casa non avevamo la possibilità di farlo.

Tornati a casa, si andava a dormire perché il giorno dopo bisognava alzarsi per andare ancora a messa e aiutare la mamma a preparare il pranzo.

Che ricordo con molto piacere è la sensazione di felicità che provavo quando ci riunivamo tutti insieme al tavolo che era molto grande e lungo perché doveva ospitare 11 persone: me e i miei fratelli, i miei genitori e i miei nonni!

 

Assunta Guerrini, Dina Mor

 

 

 

Io ricordo con molta gioia il Natale che passavo con la mia famiglia quando ero piccola anche se, visto come si festeggia oggi, mi rendo sempre più conto di quanto era povero e misero.

Il presepe era composto da statuine di gesso fatte dal mio papà, l’albero di Natale era piccolissimo e senza luci colorate e raramente vi si trovavano sotto giocattoli o vestiti… se ci andava bene c’era della frutta secca o qualche mandarino.

Dopo il cenone della vigilia si andava tutti insieme a messa e poi ci si riuniva in piazza per scambiarsi gli auguri, cantare le canzoni di Natale e ammirare il presepio realizzato dalla parrocchia.

Anche il giorno di Natale era un giorno molto felice perché lo si festeggiava tutti insieme: fratelli, genitori, nonni, zii, cugini e, talvolta, anche amici.

 

Angela Favali

 

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